Tirannosauro

TirannosauroUn uomo solitario esce dal pub. Il cane abbaia, l’uomo si irrita, lo prende a calci e lo uccide. All’agenzia di scommesse prende in giro uno dei dipendenti e gli viene chiesto di non tornare più. Lancia un sasso contro le vetrate. Nel pub, degli uomini molto bassi fanno chiasso giocando a biliardo. Perde le staffe e con un pugno ne stende uno. È Joseph, un uomo violento, furioso con la vita, che nel suo cammino verso l’autodistruzione conosce Hannah, una commessa devota che risveglia la bontà che ha dentro. Quello che vedremo è come questo rapporto influisce sulle loro vite.

No, Tirannosauro non è una storia d’amore. O forse sì, ma non ha nulla della magia né del romanticismo a cui siamo tanto abituati. È un altro stadio dell’amore, dove regnano la compassione e l’empatia verso gli altri. Ci viene presentata una storia dura, con personaggi segnati dalla crudeltà della vita sotto forma di morte o di abuso. Esalta l’aggressività e la violenza del mondo in cui viviamo e il modo in cui chi ci sta accanto condiziona le nostre vite, dando loro un senso o togliendolo.

Cosa abbiamo?

  • Attori poco noti con tanta esperienza e interpretazioni brillanti: Peter Mullan (lo ricorderete nel dirompente Trainspotting, nello psicologico Session 9 o nel breve ruolo nell’interessantissimo I figli degli uomini), Eddie Marsan e Ned Dennehy (entrambi con piccole parti in film di maggior richiamo come il recente Sherlock Holmes o uno dei migliori della saga di Harry Potter e i Doni della Morte).
  • Personaggi complessi, con profondità e realismo, molto ben sviluppati. Spicca il personaggio di Hannah, interpretato da Olivia Colman.
  • Un regista che esordisce in modo magistrale, Paddy Considine, già attore e sceneggiatore e autore della sceneggiatura.
  • Una finestra sulla vita dei personaggi.

Cosa non abbiamo?

  • Un budget alto, una superproduzione, un blockbuster.
  • Fronzoli e stereotipi.
  • Concetti o idee nuove al di fuori dei cliché.

Qual è il risultato?

Un piccolo gioiello che non è passato inosservato al Sundance Film Festival, con interpretazioni più da teatro e una splendida radiografia dei personaggi. Un film molto, molto lavorato e fatto con grande cura. C’è un’infinità di dettagli che mettono a nudo i personaggi e le loro vite (guardate gli interni delle loro case, molto rivelatori, come in Beginners, sia quella di Joseph sia quella di Hannah). È notevole come la sceneggiatura costruisca e approfondisca ciascuno di loro, a poco a poco, portandoci dentro le loro vite. È vero che i concetti trattati non sono né nuovi né diversi. Ma tutto è perfettamente definito, il film è convincente e solido, con interpretazioni avvincenti che tengono costantemente desta l’attenzione dello spettatore.

Guardalo se ti piacciono i film realistici in cui la storia si sviluppa attraverso la vita dei suoi personaggi.

Nello stile dei brillanti This Is England (per il contesto e lo sviluppo della storia) o La vita segreta delle parole (per l’approfondimento interiore dei personaggi).

Interessante, molto consigliato.