Presente immediato. Beth torna da un viaggio d’affari a Hong Kong. Non si sente bene, sembra stanca e le gira la testa, e perde i sensi a casa sua. Pochi minuti dopo muore in ospedale davanti allo sgomento del marito. Nessun medico sa spiegarne la causa. Dopo qualche ora compaiono altri casi, negli Stati Uniti e nel resto del mondo: comincia un’epidemia dalle conseguenze internazionali.
Cosa abbiamo?
- Un film di taglio realistico, con tanta suspense e azione, in cui il protagonista è un virus.
- Un regista noto per i film intelligenti e i temi sociali (Traffic, Erin Brockovich).
- Un cast di lusso: Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Laurence Fishburne, Jude Law, Marion Cotillard, Kate Winslet…
- Un dibattito sociale, politico, biologico e, soprattutto, personale.
- Un budget elevato.
Cosa non abbiamo?
- Incongruenze rilevanti (almeno nella sceneggiatura).
- Un film dal ritmo lento.
- Un discorso demagogico o poco elaborato.
Qual è il risultato?
Un film di grande impatto, dal ritmo incalzante, in cui succedono molte cose contemporaneamente, si aprono tanti fronti e si intrecciano tante storie. Pur essendo centrato sugli Stati Uniti, l’epidemia è mondiale e il film trasmette di continuo questa sensazione. Per collocare i vari contesti il regista si serve di campi lunghi delle città, con il nome e il numero di abitanti, per rendere l’idea della portata e della velocità della tragedia: semplice ed efficace. Il dramma arriva nella giusta misura, lasciando il tempo di affezionarsi ai personaggi, senza morbosità. C’è spazio per il dibattito scientifico e politico, per la critica sociale e per i media. Per l’empatia. Non è un film a tesi: presenta dei fatti che lo spettatore può valutare. Cerca senza dubbio di essere realistico, e ci riesce. Allarmista? Catastrofista? Dipende da come lo si interpreta, ma non sembra essere l’intenzione. Lasciando da parte il rigore scientifico (che non sono in grado di giudicare), cerca obiettività e coerenza nelle conseguenze. Ciò che mostra è la fragilità di una specie: come la più innocente delle coincidenze potrebbe spazzare via un’intera razza. Come siano proprio le abitudini che fanno avanzare il nostro mondo a poterci distruggere. Come nelle situazioni disperate emerga l’istinto di sopravvivenza, positivo o negativo a seconda delle persone. Come la paura si diffonda più in fretta dei virus… Insomma, un film che fa riflettere.
È una versione più aggiornata di Virus letale con l’azione del brillante L’esercito delle 12 scimmie. Il livello tecnico è alto e realistico per chi non se ne intende di biologia. La sceneggiatura, pur molto elaborata e dal ritmo frenetico, è facile da seguire.
Guardalo se vuoi passare un bel po’ di tempo, se vuoi riflettere o se ti piacciono i film citati. Se hai la curiosità di sapere che cosa succederebbe se accadesse davvero ciò che si diceva potesse accadere con l’influenza suina. Che cosa farebbero i governi, la comunità scientifica, la gente, i media? Come reagirebbe il mondo? C’è un po’ di tutto, senza andare troppo a fondo. Non guardarlo se sei in ansia o stressato.
Consigliato, molto interessante.
